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Città d'arte, di storia, cultura e tradizioni |
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A Monte San Savino gli ebrei sono stati presenti in due periodi distinti:
I banchi di pegno ebraici si diffondono in tutta l’Italia centro-settentrionale, a partire dal XIV secolo. Praticano interessi minori di quelli in uso, in precedenza, presso i prestatori cristiani e sono più facilmente controllabili da parte delle autorità, che stipulano, a questo fine, con i titolari del banco, veri e propri contratti rinnovabili ogni cinque-dieci anni. Il periodo più significativo della permanenza degli ebrei a Monte San Savino è il secondo. Nel 1627 il Marchese Bertoldo Orsini autorizza l’insediamento nella cittadina di un banco di prestito, di cui sono titolari Ferrante Passigli, ebreo fiorentino, e alcuni suoi soci. Il banco, come tale, durerà fino al termine del Seicento, ma fin dall’inizio è il germe di una piccola Comunità, con un suo ordinamento, una sua sinagoga e un suo cimitero. Si creò così un ghetto savinese in una strada parallela all’attuale corso Sangallo. La strada prese il nome di Borgo della Sinagoga (proprio perché vi trovava posto il Tempio israelitico, tuttora esistente, anche se assai deteriorato) e, nei nostri tempi, quello di Salomone Fiorentino, per decisione dell’amministrazione comunale che volle così ricordare e onorare quello che viene considerato il primo poeta di origine ebraica che figuri nella storia della letteratura italiana (era nato a Monte San Savino nel 1743). Il numero degli ebrei presenti nella cittadina varia assai attraverso il tempo ma, in definitiva, cresce dai 50 della metà del XVII secolo fino agli oltre 130 degli anni 1798-99 (fra il 3 e il 4% della popolazione globale). La loro vita non è sempre facile. Soprattutto tra la metà del Seicento e la metà del Settecento (l’età della Controriforma), sono fatti oggetto di una molteplicità di misure vessatorie che si attenuano fortemente solo quando sul trono granducale sale l’illuminato Pietro Leopoldo di Lorena (1765-1790) e scompaiono con la rivoluzione francese che, dovunque, fa degli ebrei cittadini come tutti gli altri. Proprio la raggiunta emancipazione attira sugli ebrei la reazione delle masse contadine aderenti al movimento sanfedista del "Viva Maria", che prende le mosse da Arezzo e si diffonde in tutta la Toscana. Nell’estate del 1799 gli ebrei savinesi verranno aggrediti dalla popolazione e cacciati dalla cittadina, dove non faranno più ritorno. Alcuni di loro rimarranno vittime di un vero e proprio pogrom, verificatosi a Siena, dove avevano cercato rifugio, il 28 giugno 1799. Nel 1994-95, l’Amministrazione Comunale di Monte San Savino, con il concorso delle Comunità ebraiche di Firenze e di Roma, organizzò una mostra documentaria delle presenze ebraiche nel paese e assegnò la cittadinanza onoraria al prof. Elio Toaff, rabbino capo di Roma, la cui famiglia è originaria di Monte San Savino. Con l’occasione fu anche pubblicato, sempre a cura del Comune, il "Quaderno Savinese III, Gli ebrei a Monte San Savino" (illustrato) che ricostruisce la storia e la cultura di questa piccola ma significativa comunità ebraica toscana. |
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attuale via Salomone Fiorentino (disegno Ist. tecnico Geometri di Monte San Savino) ![]() |
